L’altra sera, il 22 gennaio, sono andato all’UCI Cinema di Verona e ho visto Marty Supreme in lingua originale. Il primo film da solista di Josh Safdie, dopo aver co-diretto con il fratello Benny.
Secondo me, Marty Supreme parte direttamente da Uncut Gems. Non lo dico solo perché è lo stesso regista, è proprio che l’ho sentito in perfetta sintonia con quel film. La colonna sonora sembra partire dalla stessa matrice, dallo stesso nucleo fondante. Infatti è ancora firmata da Daniel Lopatin, che aveva già composto le musiche per Uncut Gems e Good Time. I pattern musicali, i riser, i momenti di tensione scanditi con ticchettii angelici sembrano uscire direttamente dalla colonna sonora del film precedente.
Il film apre mille situazioni. Marty innesca una bravata dopo l’altra per sistemare quella precedente e raggiungere il suo obiettivo finale. Senza fare spoiler, una sequenza di piccoli disastri che ti tengono col fiato sul collo. È qua che si trasporta l’altra caratteristica fondamentale, ovvero il caos di fondo presente anche in Uncut Gems. È un crescendo più lento rispetto al predecessore, per quanto sia comunque un film molto più grande per ambientazione, cast coinvolto, diversità delle situazioni. Un’opera più complessa, più ramificata, e forse proprio per questo perde un po’ di ritmo.
Il montaggio è quello che penso stia diventando un marchio di fabbrica dei fratelli Safdie, o forse solo di Josh a questo punto. Il protagonista racconta ciò che dovrà fare mentre a schermo lo vediamo già mentre lo fa. Una tecnica usata mille volte nel cinema, ma sembra che lui ne stia facendo una firma autoriale.
La storia scorre veloce. Sono circa due ore e mezza che volano. Non fosse stato per l’intervallo non avrei realizzato nemmeno la lunghezza del film.

C’è un momento iniziale che mi ha ricordato troppo 2001: Odissea nello spazio di Kubrick. Durante l’inizio del film un ovulo viene fecondato e quest’ovulo si trasforma progressivamente, diventa sempre più sferico fino a che, perfettamente rotondo, diventa la pallina da ping pong in volo che sta per atterrare sul tavolo. Lì hanno racchiuso in un attimo tutti i temi del film: paternità e maternità, e il ping pong. Forse davvero una delle scene più belle. Mi ha ricordato Kubrick, con l’osso lanciato per aria che diventa la nave spaziale.
Sicuramente è una delle performance migliori di Timothée Chalamet. A parte il fatto che sembrava Geolier per tutto il film, non so perché si siano ispirati all’outfit di Geolier.
Ma questa volta ha recitato davvero, e l’ha fatto davvero bene.
Ha fatto delle espressioni facciali che non gli vedevo da Call Me By Your Name, anche se non so quanto in quel film ci fosse di recitato piuttosto che Timothée che andava bene naturalmente in quel modo.
Qui c’è stato per forza un arco di trasformazione attoriale. Siamo lontani anni luce dal Timothée di Dune. Sembrano due attori diversi. Per fortuna.
Non che Dune sia brutto, anzi mi piace un sacco, penso sia ormai uno dei miei film di fantascienza preferiti. Ma qui è un altro campionato.
La fotografia è spettacolare. È sporca, però ti trasporta pienamente sia negli anni cinquanta in cui è ambientato il film, sia in quell’umore sempre sul punto di esplodere, quei nervi a fior di pelle, che caratterizza Marty.
Se vi è piaciuto Uncut Gems, correte al cinema. Può solo piacervi questo film.
Se non avete visto niente dei fratelli Safdie e vi piacciono i film con una tensione crescente che richiedono attenzione costante allo spettatore, film che non ti consentono di addormentarti perché devi tenere assieme tutto, essere multitasking nelle cose che succedono nella vita di Marty, ve lo consiglio pienamente.

Note a margine riguardo UCI cinema
Perché UCI mette gli intervalli anche negli spettacoli in lingua originale? Odioso.
Ho anche un’altra critica: secondo me il proiettore era leggermente fuori fuoco. Lo verificherò non appena troverò un’edizione in Blu-ray, ma secondo me era fuori fuoco.
Però grazie per la locandina, anche se mi sa che era un’iniziativa della distribuzione più che del singolo cinema.

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