Tutti guardano i film: 5 bluray 20€
Sono nato nel ’98. Sono un nativo digitale a tutti gli effetti, cresciuto con Netflix, Spotify (ma ho usato sempre e solo Apple Music) e Steam. Eppure c’è una cosa che ha sempre fatto parte della mia vita: la passione per i supporti fisici dei contenuti di intrattenimento di cui fruisco.
I libri, ad esempio, li ho sempre collezionati. Ogni libro che mi piace lo compro cartaceo, senza pensarci. Il cartaceo dei libri è probabilmente il media che ho accumulato di più nella mia vita. Magazine, manga, libri, giornali.
Per i film invece è stata tutta un’altra storia. Negli ultimi otto anni avrò accumulato forse cinque sei Blu-ray. Alcuni trovati in offerta, in sconto, senza una grossa attenzione. Non come i libri. Dei film che mi piacciono, quasi mai avevo deciso di comprarne una copia fisica.
Perlomeno fino ad ora.
Qualche settimana fa mi trovavo al mercato dell’usato di Piazzola sul Brenta, vicino Padova. Ho visto questo espositore, questo mercante con le bancarelle piene di DVD e Blu-ray. C’era scritto qualcosa tipo: “1 Blu-ray 5 euro, 5 Blu-ray 20 euro”. Tutto sommato un’offerta ragionevole lì per lì.
Ho dato un’occhiata al volo e ho trovato alcuni Blu-ray estremamente interessanti. Nota bene: non film che dovevo ancora vedere, ma film già visti. La trilogia originale di Matrix. The Social Network, tra l’altro ancora sigillato. Un cofanetto chiamato Matrix Databanks, una serie di contenuti affini all’universo Matrix.
Li ho comprati. Al mercatino compro sempre roba. Poi valuto gli acquisti. Ma sul momento compro, è roba usata, un minimo di anima l’avrà accumulata.
Ed è lì che è nato il problema.
La scimmia che spinge a comprare
Devo essere onesto: è da un po’ di tempo che ho questa scimmia sulla spalla. Non saprei dire esattamente perché, ma c’era quest’idea per la testa: “Compra il Blu-ray, inizia la tua collezione di Blu-ray”. Ogni tanto la sentivo, questa voce (dalle mie parti identificabile come “Stu spilu”) . E quel giorno al mercatino ho ceduto.
Ma appena tornato a casa è sorto un bel problema: come li guardo? \
In passato i Blu-ray li riproducevo da una vecchia PS3, che però non ho qui con me. È nato il problema di acquistare un lettore Blu-ray. Quindi ho iniziato a guardare i prezzi. I lettori Blu-ray 4K HDR nuovi partono da minimo 300 euro. Troppo.
Per fortuna mi sono ricordato che l’Xbox One X supporta pienamente il Blu-ray, addirittura supporta il 4K HDR. E si trovano usate a un prezzo stracciato, ad esempio ne ho comprata una a 85 euro su Vinted. Un ottimo lettore Blu-ray mascherato da console, che ho accoppiato a un televisore 43 pollici 4K HDR discreto comprato qualche mese fa.
Il setup era pronto. Era il momento di vedere se ne valeva davvero la pena.
Il test: Dune su Blu-ray vs Amazon Prime

Mi sono messo a confrontare la qualità del supporto, del Blu-ray, rispetto alle piattaforme streaming. Parlo di Amazon Prime, che consente di riprodurre film in 4K HDR, una qualità che sulla carta dovrebbe essere altissima. (Ed effettivamente è un 4k HDR tecnicamente, ciò che non viene menzionata mai è la compressione)
Ho deciso di fare questa prova con Dune. Da quei primi quattro Blu-ray ho iniziato a comprarne sempre di più, e Dune l’ho comprato in un’edizione double film 1 e 2, 4K HDR. L’ho confrontato direttamente col contenuto disponibile su Amazon Prime.
E la qualità è diversa. Il Blu-ray ha una qualità nettamente superiore.
Ora probabilmente per un pubblico “facile”, un pubblico da iPad o da monitor 27 pollici, non ha senso fare questo discorso sulla qualità. Ma per un pubblico più attento, o comunque che vuole dare un’attenzione particolare al proprio occhio, che è interessato al film che sta guardando e vuole dargli giustizia, la differenza di qualità è esistente, è tangibile. Forse parlo agli appassionati. E sono gli appassionati, perlomeno i primi, che invito a riflettere sull’aspetto qualitativo del supporto fisico.
I numeri lo confermano. Un Blu-ray Ultra HD offre bitrate video e audio nettamente migliori rispetto allo streaming compresso[^1]. I servizi streaming pubblicizzano il 4K, ma spesso con forti compressioni che dipendono anche dalla connessione internet. Il Blu-ray UHD, invece, garantisce il massimo della qualità, sempre, senza compromessi.
Poter guardare un film a questa qualità è bello. Ci vedi ogni puntino di grana. E probabilmente questo è uno dei primi punti a favore del comprare un Blu-ray, del comprare un disco fisico.\
Se non è partita proprio da questo, la scimmia (che per comodità chiameremo Spilo) che mi spingeva ad acquistare, adesso questa cosa la sta rafforzando parecchio.
C’è un però.
A onor del vero, lo streaming ha reso il cinema più accessibile di quanto lo sia mai stato. Con un abbonamento mensile si possono esplorare cinematografie che un tempo richiedevano anni di caccia nei mercatini o costose edizioni import. E in un mondo che produce plastica più velocemente di quanto la smaltisca, rinunciare a confezioni e dischi può sembrare una scelta ambientalmente più logica.
Resta però un dubbio: l’impatto energetico dei server che mantengono disponibile un’intera libreria in 4K HDR, ventiquattr’ore su ventiquattro, è davvero inferiore a quello di una collezione fisica selezionata e prodotta una volta sola? Non ne ho la certezza. Ma se è vero che acquistando alcuni Blu-ray incentivo comunque una produzione fisica, lo faccio per una quantità di titoli infinitamente più ridotta rispetto a un’intera libreria online che deve esistere, in copia, per milioni di utenti contemporaneamente.
Perché il torrent non è la soluzione
Per un lungo periodo ho pensato: vabbè, dove non arriva la qualità dello streaming, vado su determinati portali, certi siti che gentilmente offrono file torrent, e cerco un film (di cui già possiedo la licenza eh) in una versione magari migliore.
Ma la qualità torrent, in realtà, non è la qualità Blu-ray. Per quanto ci siano Blu-ray rip di altissima qualità, per quanto ci siano copie che tecnicamente si dichiarano 1:1, non è vero.
I codec H.264 e H.265 comprimono davvero tanto il file. Non sono paragonabili. Per intenderci: per avere la stessa qualità di un Blu-ray, sull’HD dovremmo avere un film di quasi 50 giga. Sul 4K, un film dovrebbe arrivare ai 100-120 giga.
Quindi no, i film torrent non hanno la qualità Blu-ray. Cioè, per carità, forse qualcuno c’è, ma sono davvero pochi.
Ma il punto vero è un altro: lo possiedi davvero?
L’altra cosa, ed è più di natura filosofica (anche se “filosofica” forse non è il termine adatto), è che comprando un disco lo possiedi.
Il supporto fisico è tuo. Il disco lo puoi prestare a un amico. Il disco lo puoi rivendere quando non lo vuoi più, o comunque lo puoi rivendere in un qualsiasi momento. Il disco lo puoi rimettere in play fra 20 anni, perché in teoria i Blu-ray hanno una durata davvero lunga. Almeno sul dichiarato, e a quanto pare è così: iniziamo ad avere Blu-ray vecchi nel mondo, e quei Blu-ray vecchi continuano a funzionare. Quindi sembra sia vero.
È una questione proprio di proprietà. Compro quel film, quel film è mio, fa parte della mia collezione.
Quando sottoscrivo un abbonamento, io ho il permesso di guardare quei film per quei mesi. Ma pure che io facessi 12 anni di abbonamento, stiamo vedendo che le piattaforme continuano a rimuovere film. Li rimettono, li rimuovono. Insomma, non si ha mai la certezza che un film sarà per sempre, in quel modo, presente nella nostra “libreria” di film.
E non è solo un’impressione. Nel 2023 Warner Bros. ha rimosso serie popolari come Westworld dal suo servizio senza preavviso[^2], scatenando l’ira dei fan. Nel Regno Unito gli appassionati di David Lynch hanno scoperto che Eraserhead non era disponibile su nessuna piattaforma legale[^2]. Come ha fatto notare l’attore Timothy Simons in un’inchiesta del Guardian[^3], “non è vero che tutto si trova in streaming” – basta una disputa contrattuale e un classico sparisce dal digitale da un giorno all’altro.
Il caso Kindle (e quello che potrebbe succedere ai film)
Oltretutto, non è detto che un film rimanga nella versione che conosco, nella mia libreria. E questa cosa è spaventosa.
Recentemente ho visto un video stra-interessante di Mr. Rip[^4], in cui si parlava del cartaceo dei libri. Lui diceva: teniamoceli stretti, questi libri. Leggendo e analizzando un articolo di Ted Gioia – blogger di The Honest Broker – parlava del fatto di come il Kindle di Amazon sia comodo, sia efficiente ormai. Puoi leggere per ore e ore e ore, un’infinità di libri in uno spazio che è davvero piccolo.
Ma quando compro un libro su Amazon, un ebook, in realtà compro una licenza che può essermi revocata in qualsiasi momento. E oltretutto, Amazon può anche modificare l’opera.
E non è teoria: è già successo. Amazon ha modificato opere di autori come Roald Dahl, Ian Fleming e Agatha Christie, sostituendo automaticamente i testi sui Kindle dei lettori senza avviso o consenso. Come ha riportato il New York Times, molti lettori scoprono le modifiche solo quando la notizia viene discussa sui giornali – a volte anni dopo che il cambiamento è stato fatto.
Quindi, ad esempio, in un caso di cambi di politica così radicali del mondo, la censura può agire direttamente sul tuo libro che hai comprato. Può cambiarne parti, può censurarne altre, può cambiare la copertina. \
Io magari un libro lo compro con una copertina, una copertina uscita al lancio perché mi piace quella. Oppure un classico lo ricompro con una copertina di un illustratore che, probabilmente, sia allinea meglio alla mia astrazione nei confronti dell’opera.
Ecco, non si ha più questa certezza col digitale. Per quanto sia comodo. (Sono consapevole anche del fatto che se “trovi” un epub senza drm resterà tuo per sempre in quel modo. Ma è anche vero che così non riconosci alcun compenso agli autori.)
Questo, comunque, un giorno potrebbe iniziare a succedere anche con i film. Probabilmente sta già succedendo e ce ne stiamo accorgendo poco. Però, secondo me, è un problema.
Christopher Nolan, grande sostenitore del formato fisico, l’ha detto chiaramente[^3]: «Se compri un 4K UHD o un Blu-ray, è sul tuo scaffale, è tuo. Questo non avviene mai davvero con la distribuzione digitale».
Nintendo Switch: l’ultima trincea del gioco offline
Due anni fa ho acquistato una Nintendo Switch. Perché mi sono reso conto che di tutto il catalogo della mia Xbox Series S – e non parlo del catalogo Game Pass, parlo dei giochi che compro in digitale – dovesse succedere davvero qualcosa a internet, ma anche solo per una settimana, anche solo per un mese, non avrei più accesso al mio catalogo. Non avrei più accesso ai miei giochi che comunque sto pagando.
Dovessero per qualche motivo bannare il mio account, avrei perso una marea di soldi. E questo è sbagliato. Vuol dire che non possiedi niente.
Due anni fa, ho preso una Nintendo Switch perché mi sembrava forse l’ultima delle “console moderne” che potesse funzionare offline e con giochi su cartuccia, senza bisogno di internet. Ovviamente se ti connetti aggiorni il gioco, hai le patch e quant’altro, ma se vuoi giocare offline completamente, è l’ultima console che ti consente di farlo. (Ovviamente anche qui mi riferisco al mondo del legit. So bene che esistono una marea di console con emulatori vari che ti consentono di giocare all’infinito a ciò che vuoi. Si presenta lo stesso problema dei film e dei libri: non viene riconosciuto nulla agli autori)
Con Switch 2 a quanto pare a breve arriveremo a metà gioco sulla cartuccia e metà in digitale. Forse addirittura compreremo la cover di plastica semplicemente per avere all’interno un codice da riscattare. Questa cosa, a livello di ecosostenibilità, è atroce. Plastica su plastica solamente per stamparci dentro un codice di carta. No, a quel punto meglio il digitale. A quel punto non inquiniamo.
I contenuti extra: quello che nessuno streaming ti darà mai
Ma torniamo ai Blu-ray. C’è un’altra cosa fondamentale che spesso si dimentica.
Quando compri un Blu-ray, non compri solo il film. Compri, nel 99% dei casi, tutta una serie di contenuti extra che non trovi in nessun altro posto. Che non trovi nelle piattaforme di streaming, che non trovi online, che non trovi nemmeno in torrent o nei vari siti di pirateria.
Li trovi solamente lì. Solamente nel supporto fisico del Blu-ray.
Se sei un appassionato, se sei un addetto ai lavori, o comunque se sei semplicemente curioso, quei contenuti – dietro le quinte, commenti del regista, scene tagliate, making-of – tante volte, secondo me, bastano per giustificare i 15-20 euro che forse può costare un Blu-ray 4K HDR nuovo.
Nel caso del Blu-ray semplice, al mercatino dell’usato lo trovi a 5 euro, a 4 euro, a 3 euro. Sono regalati. E quel contenuto è tuo per sempre.
Da quei primi quattro Blu-ray, adesso ho una collezione che si attesta sui venti dischi circa. In poche settimane. Contro i cinque o sei accumulati in otto anni e sono davvero felice di aver riscoperto questa passione, di aver ceduto a questo Spilo.
Un trend più ampio
E non sono il solo. Le vendite di Blu-ray 4K Ultra HD – il formato di alta fascia per cinefili – sono in aumento: +6% nel terzo trimestre 2023 rispetto al 2022, e addirittura +20% anno su anno a fine 2022[^5]. È l’unica categoria di home video in effettiva crescita.
Un caso emblematico è stato Oppenheimer di Christopher Nolan. Le copie 4K Blu-ray sono andate esaurite in una settimana nei principali store[^3], tanto che Universal ha dovuto ristampare nuovi dischi. Edizioni speciali in tiratura limitata venivano rivendute a oltre 200 dollari su eBay – cifre impensabili per un supporto considerato morente.
Stiamo assistendo a una sorta di “istinto di conservazione” nei cinefili, che iniziano a vedersi come custodi di un archivio personale contro l’imprevedibilità dello streaming. Come ha scritto The Week[^5], possedere un Blu-ray oggi è diventato un atto di resistenza culturale e di amore verso il cinema.
Dipendente, ma con giuste ragioni
Credo di essere in dipendenza dal supporto fisico. Ma adesso credo di averne le giuste ragioni.
Al momento, ottobre 2025, ho 27 anni. E infatti non ho usufruito di tutti i contenuti della mia vita sul supporto fisico. Non mi sono privato della semplicità del digitale, non mi sono privato delle piattaforme streaming, degli abbonamenti per videogiocare ondemand, di 20-30 libri universitari nell’ipad. Nonostante ciò, spesso e volentieri, torno ad accumulare il supporto fisico.
Non è nostalgia (anche se la mia generazione è passata attraverso VHS, DVD e poi Bluray credo abbia poco senso parlare di “nostalgia”) . È consapevolezza.
I libri, poi, meritano davvero uno spazio completamente dedicato. Forse dedicherò un altro articolo solo a loro.
Ma prima di chiudere, ti invito a riflettere sulla tua libreria digitale. Cosa possiedi davvero? Dove troverai i tuoi contenuti tra dieci, venti anni?.
Ad ogni modo, nel caso di un’ipotetica apocalisse, o comunque chissà quel che sarà, sapete dove poter trovare qualche film da guardare. Un generatore a benzina per tenere accesa una TV e un lettore lo troveremo da qualche parte. Se non andrà a benzina, qualcuno lo farà girare a mano. Faremo a turno.
I film continueremo a guardarli. E i libri continueremo a leggerli.
Fonti e approfondimenti
[^1]: Audioholics – “A Return to Blu-ray as Streaming Value Evaporates”
https://www.audioholics.com/news/a-return-to-blu-ray-as-streaming-value-evaporates
[^2]: Bored Panda – “People Are Reverting Back To Physical Media, They Explain Why”
https://www.boredpanda.com/people-online-are-discovering-the-magic-of-physical-media-its-on-my-shelf-forever/
[^3]: The Guardian – “The film fans who refuse to surrender to streaming: ‘One day you’ll barter bread for our DVDs’”
https://www.theguardian.com/film/2024/mar/27/the-film-fans-who-refuse-to-surrender-to-streaming-one-day-youll-barter-bread-for-our-dvds
[^4]: Mr. Rip (YouTube) – “Teniamoci stretti i nostri libri”
https://www.youtube.com/watch?v=g_QsH_SdCVI
[^5]: The Week – “Physical media is having a moment”
https://theweek.com/culture-life/media/why-physical-media-is-having-a-moment

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